La cura delle vigne è, da sempre, affidata a Gian Mario. Il lavoro è volto ad ottenere uve le cui caratteristiche si trasferiscano al vino e quindi alla bollicina finale.
L’azienda lavora con rispetto in campagna, applicando il ciclo normale di trattamento; la cura manuale delle piante, consentita dalla modesta estensione dei vigneti aziendali, permette di raccogliere uve sane quando la maturazione non è ancora completa, per conservare l’acidità, componente fondamentale in una bollicina longeva.
L’uva di ciascun vigneto arriva istantaneamente in cantina, e viene vinificata singolarmente. Claudio segue la vinificazione con un unico intento: intervenire il meno possibile sul vino, in modo da mantenere intatte le caratteristiche dell'uva: espressione del territorio nel corso dell'annata.
Per questo il vino base non effettua passaggi in legno, e, poichè ottenuti da uve di un'unica annata, i Franciacorta Faccoli sono potenzialmente sempre millesimati.
Nel 1996 in azienda si fa strada un’esigenza. L'esperienza di 17 anni di bollicine è servita a strutturare lo stile produttivo e il carattere dei Franciacorta Faccoli; mancava una bollicina in grado di sintetizzare il metodo tradizionale e di esprimerne la natura: evoluzione del vino e macerazione dei lieviti. ll lievito, agendo sulle componenti che vitigno, territorio e annata hanno trasferito al vino, è autore del sapore della bolla.
Da questa ricerca nasce il Dosaggio Zero: una bollicina non dosata, sboccata e rabboccata con lo stesso vino dopo 48 mesi sui lieviti.
La prima prova risale alla vendemmia 1996, ma al momento della sboccatura, nel 2000, il vino è maturo, e chiude amaro. Il 1997, per contro, dopo 4 anni, non ha ancora raggiunto una buona struttura. Il 1998 viene sboccato nel 2002: è potente! Bello, ricco, complesso, fresco e vigoroso, una bolla senza “lifting”, ma di grande carattere, perfetta per la prima uscita. Dal 1998 in poi il Dosaggio Zero dimostra, ogni anno, le grandi potenzialità del territorio e dell'annata.
La cantina è la dimora delle 50.000 bottiglie che produciamo ogni anno; ed è lo spazio in cui il lavoro in vigna incontra la nostra esperienza per diventare vino, e infine bollicine.
In cantina abbiamo valutato le potenzialità del territorio, per coglierne il carattere e interpretarlo con il metodo tradizionale.
Vogliamo che il lievito sia riconoscibile nei nostri vini. Il Dosaggio Zero ne è la prova.
